sabato 28 novembre 2009

Comitato Acqua Napoli : riunione del 25/11 resoconto, proposte, prossime scadenze



aggiornamenti: c'è anche un gruppo su facebook, si chiama "Acqua Pubblica", ha già 110 mila adesione e ha come obiettivo il referendum

Oggi 3 dicembre 2009 si riunisce il comitato Acqua Napoli, alle ore 17, presso la  Federconsumatori, in corso Umberto I°, 381




REPORT DELLA RIUNIONE DEL COMITATO ACQUA NAPOLI DEL 25 NOVEMBRE ‘09

Alla riunione, molto partecipata e numerosa, e alla quale hanno preso parte anche persone di Caserta e della provincia di Napoli, dopo un aggiornamento della situazione nazionale, regionale e locale per quanto attiene al servizio idrico e alla gestione dei beni comuni,ovvero che:
A livello nazionale: Il 19 novembre scorso, il dl 135/9, detto anche decreto Ronchi, è stato convertito in legge ponendo ancora una volta la fiducia, obbligando ancor di più alla privatizzazione dell’acqua,dei trasporti su gomma e dei rifiuti gli Enti Locali costretti a ricorrere a bando di gara europeo per l’affidamento della gestione di detti servizi pubblici.
In Campania il 2 novembre scorso è stato pubblicato sul BURC il bando di gara della Regione per affidare ai privati la gestione e la manutenzione degli acquedotti campani di Sarno e di Torano-Biferno(v. burc in allegato).
A Napoli il 30 luglio ’09 il Consiglio Comunale ha approvato una mozione in cui “il Comune si è espresso a favore del mantenimento in mano pubblica del servizio idrico e di introdurre nello Statuto del Comune di Napoli che l’acqua è un bene comune, privo di rilevanza economica e che pertanto deve essere gestito da un soggetto totalmente pubblico. Inoltre la mozione spinge ad introdurre il concetto di minimo vitale giornaliero per le fasce meno abbienti della popolazione.”
L’ATO(Ambito territoriale Ottimale)2, comprendente 136 Comuni di Napoli e Caserta, ancora non ha provveduto ad affidare la gestione del servizio idrico integrato, e pertanto andrà a gara europea per l’affidamento della gestione.

Dopo aver approfondito le varie questioni inerenti le scelte fatte dal Comune di Napoli, dalla Regione Campania e dal Parlamento Italiano, il Comitato Acqua Napoli, si propone quanto segue:

  • allargare il fronte accomunando all’acqua anche i beni comuni, in particolare i rifiuti, visto che i napoletani ( e i campani) sono in fermento per la Tarsu pur subendo una cattiva gestione dei rifiuti.
  • evidenziare gli effetti negativi delle gestioni da parte dei privati (v. caso ato3 che ha affidato la gestione della sua acqua alla Gori SpA, che ha maturato attualmente 31 milioni di disavanzo, e prodotto aumenti delle tariffe fino al 300%)
  • spingere la Regione Campania ad impugnare il decreto Ronchi che obbliga ad andare a gara Enti Locali, e a presentare ricorso presso il TAR (come già ha fatto la Puglia) e presso la Corte Costituzionale e la Corte Europea perché incostituzionale, contro l’art.15 del dl 135/09, a tutela dell’autonomia degli EELL, riconosciuta dalla Costituzione. Tale decreto va anche contro gli art. 2,42,114,117,etc.della Costituzione Italiana e contro la dichiarazione del Parlamento europeo del 15/3/06(…acqua come bene comune dell’umanità e come tale l’accesso è un diritto umano fondamentale…e che la gestione coinvolga anche gli utenti…)
  • alla Regione Campania chiedere modifica della legge regionale, inserendo: acqua priva di rilevanza economica e non assoggettabile al mercato e gestita da Enti di diritto pubblico.
  • FARE PRESSIONE PRESSO LA REGIONE affinchè ritiri il bando di gara che avvia a privatizzazione i due acquedotti campani Torano/Biferno e Sarno .
  • parlare alla gente, denunciare quanto sta accadendo, e opporci a questa forma di dittatura da parte del governo, che ricorre per la ventiseiesima volta alla fiducia per imporre leggi ai danni dei cittadini, e a favore dei potentati economico-politici.
  • fare pressione affinchè il Comune di Napoli deliberi la mozione approvata in Consiglio Comunale il 30 luglio, al più presto, e modifichi lo Statuto Comunale inserendo quanto deciso al riguardo e su menzionato.
  • avviare una raccolta firme coi cittadini per chiedere la modifica dello Statuto.
  • inoltrare in lista la lettera che Fabio ha letto in riunione e, in quanto approvata, farla girare in ml.
  • il Comitato ribadisce il suo NO alle SpA , anche se in house, che tra l’altro,a seguito del decreto Ronchi, avranno vita breve ed attuabili solo in via eccezionale..

E’ ARRIVATO IL MOMENTO DEL FARE, E DEL FARE INSIEME!
Pertanto è stato proposto di:
  • organizzare una fiaccolata/ presidio davanti al Comune di Napoli, e nella stessa occasione iniziare a raccogliere firme per ottenere l’attuazione della delibera comunale riguardante la modifica dello Statuto del Comune di Napoli.
  • stampare un manifesto che riporti la lettera di Zanotelli sull’acqua, inserendo la nostra condivisione ad esso, il nostro no al decreto Ronchi, al bando di gara regionale, alla privatizzazione di tutti i beni comuni, e dando, come Comitato Acqua Napoli, l’appuntamento alla fiaccolata.

QUESTI I PROSSIMI APPUNTAMENTI:

Ci si rivede come Comitato Acqua Napoli
  • il 3 dicembre, alle ore 17,30 presso la sede della Federconsumatori, in corso Umberto I°, 381-Napoli
  • il 9 dicembre p.v. come Coordinamento regionale campano acqua - alle ore 17,30 - presso la sede di Ingegneria senza Frontiere, p.zza Cavour, 38 Napoli (fermata metropolitana p.zza Cavour della linea –ingresso laterale alla scuola e al garage )
  • il 14 dicembre -fiaccolata in p.zza Municipio, davanti al Comune di Napoli,ore 17,30 e banchetti firme.

SONO INVITATE A PARTECIPARE TUTTE LE REALTA’ CHE CREDONO CHE SULL’ACQUA CI GIOCHIAMO IL FUTURO E CHE LA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO DEBBA ESSERE AFFIDATA A SOGGETTI REALMENTE PUBBLICI. QUINDI SINDACATI, ASSOCIAZIONI, COMITATI, GRUPPI E SINGOLI CITTADINI SONO INVITATI A PARTECIPARE E AD INOLTRARE LA NOTIZIA !!!

giovedì 26 novembre 2009

CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L'ACQUA”

Comunicato stampa

Approvato l'Art. 15: acqua privata per tutti!
La battaglia non si ferma: andremo avanti nei territori e a livello nazionale


Oggi con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati si è concluso l'esame del decreto 135/09 il cui Art. 15 sancisce la definitiva e totale privatizzazione dell'acqua potabile in Italia.

Il Governo impone per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com'è l'acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari. Ciò avviene sotto il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa mentre non esiste nessun obbligo e le modifiche introdotte per sopprimere la gestione “in house” contrastano con i principi della giurisprudenza europea. Nonostante sia oramai sotto gli occhi di tutti che le gestioni del servizio idrico affidate in questi ultimi anni a soggetti privati, sperimentate in alcune Provincie Italiane o a livello europeo abbiano prodotto esclusivamente innalzamento delle tariffe, diminuzione degli investimenti e un aumento costante dei consumi, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzioni dei costi.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua è sceso da subito in campo per contrastare questo provvedimento con la campagna nazionale "Salva l'Acqua" verso la quale si è registrata un'elevatissima adesione.

Ad oggi abbiamo consegnato al Presidente della Camera 45.000 firme a sostegno dell'appello che chiedeva il ritiro delle norme che privatizzano l'acqua.

Inoltre, migliaia di persone hanno manifestato il proprio dissenso e contrarietà all'Art.15 in un presidio svoltosi lo scorso 12 Novembre a Piazza Montecitorio e in varie mobilitazioni territoriali, migliaia di persone hanno inviato mail ai parlamentari per chiedere di non convertire in legge il decreto 135/09, molte personalità hanno espresso da una parte la loro indignazione e dall'altra il loro sostegno alla campagna.

In questi giorni è cresciuta nella società la consapevolezza che consegnare l'acqua al mercato significa mettere a rischio la democrazia. Nonostante questa mobilitazione della società civile e degli stessi Enti locali, il Governo ha imposto il voto di fiducia e non accoglie le richieste e le preoccupazioni espresse anche molti Sindaci di amministrazioni governate da maggioranze di differenti colori politici.

Come Forum dei Movimenti per l'Acqua siamo indignati per la superficialità con cui il Governo, senza che esistessero i presupposti di urgenza, ha voluto accelerare la privatizzazione dell’acqua.

A questo punto siamo convinti che la contestazione dovrà essere ricondotta nei territori, per chiedere agli Enti Locali che si riapproprino della podestà sulla gestione dell'acqua tramite il riconoscimento dell'acqua come diritto umano e il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e nel contempo di sollecitare le Regioni ad attivare ricorsi di legittimità nei confronti del provvedimento.

Queste percorsi di mobilitazione sono percorribile così come dimostrano le delibere approvate dalla Giunta regionale pugliese, dalle tante delibere approvate dai consigli comunali siciliani e nel resto d'Italia, da ultimo quello di Venezia.

Il popolo dell'acqua continuerà la battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico assumendo iniziative territoriali e nazionali volte a superare l'Art. 15 del decreto legge.

Come Forum dei Movimenti, chiediamo a tutta la società civile di continuare la mobilitazione e far sentire il proprio dissenso anche dopo l’approvazione dell’art. 15 attraverso mobilitazioni sui territori ed invio di messaggi a tutti i partiti, ai consiglieri comunali provinciali e regionali, ai parlamentari locali

A Sindaci ed agli eletti chiediamo di dar vita nelle rispettive istituzioni a prese di posizioni chiare che respingano la legge e di dar vita a iniziative di protesta nelle istituzioni stesse.



Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

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FIRMA L'APPELLO
CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L'ACQUA”
IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !
http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133

Maledetti!

Chi vuole aderire alla Lettera di Zanotelli scriva un'email all'indirizzo: beni_comuni@libero.it con la scritta: aderisco.

Acqua privatizzata - “MALEDETTI VOI….!”

Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :” Maledetti voi ricchi….!”
Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua .
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.
E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? “
Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.
Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.
Per questo chiediamo:
AI CITTADINI di
-protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;
-creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;
-costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.
AI COMUNI di
-indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
-dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’;
-fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.
LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE .
AGLI ATO
-ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.
ALLE REGIONI di
-impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.
AI SINDACATI di
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.
AI VESCOVI ITALIANI di
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
-protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .
ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di
-informare i propri fedeli sulla questione acqua;
- organizzarsi in difesa dell’acqua.
AI Partiti di
- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;
-farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.
L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria , l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili- sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche , che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”


Alex Zanotelli

venerdì 20 novembre 2009

Niente regali alle mafie



La Tavola della pace invita tutti a firmare l'appello di Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, per bloccare la vendita dei beni confiscati!
Niente regali alle mafie: i beni confiscati sono cosa nostra!



Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie.
Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni
confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan.
S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie.
Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”.

Tra i primi firmatari: Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico - Guglielmo Epifani, segretario CGIL - Paolo Beni, presidente Arci - Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente, Michele Curto, presidente di FLARE (Freedom, Legality and Rights in Europe) - Tito Russo, coordinatore nazionale UDS (Unione degli Studenti), Michele Mangano, presidente Auser - Francesco Breviario - operatore Responsabile CISL Lombardia - Oliviero Alotto, presidente di Terra del Fuoco, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace.

E inoltre: Nando Dalla Chiesa, Salvo Vitale, Rita Borsellino, Sandro Ruotolo...


***

Lettera ai presidenti delle associazioni nazionali

Gent.le Presidente,
venerdì 13 Novembre il Senato ha approvato, all'interno della legge finanziaria per il 2010, un emendamento che modifica la legge La Torre-Rognoni sulla confisca dei beni ai mafiosi. Grazie a questo emendamento sarà possibile la vendita dei beni confiscati, una modifica sostanziale rispetto ai principi della legge 109/96 che permette oggi il riutilizzo sociale.
Più di dieci anni fa abbiamo raccolto un milione di firme che spinsero la legge 109/96 verso un approvazione all'unanimità, affermando il principio che le “mafie restituiscono il maltolto” e che il riutilizzo sociale divenisse il motore per il riscatto sia economico che sociale dei territori.
Con l'emendamento proposto si mette seriamente a rischio questa possibilità. Svendendo i beni confiscati non si fa altro che favorire i clan, che potrebbero riacquistare i beni tramite prestanomi e riciclando soldi sporchi.
E' importante una reazione di tutto il mondo dell'antimafia sociale. Il disegno di legge si appresta ad arrivare alla Camera per l'approvazione definitiva, urge mobilitarsi affinchè il parlamento ritiri
questo emendamento e dia applicazione alla norma che prevede la confisca dei beni anche per i reati di corruzione.
In questi giorni è nostra intenzione sensibilizzare la cittadinanza e i territori per sostenere l'appello che chiede il ritiro di questa norma. L'appello, appena raccolte le prime firme, verrà pubblicato on-line e si chiederà a chiunque di sottoscriverlo.
Inoltre è in preparazione una mobilitazione a sostegno dell'appello. Martedì 24 Novembre a Roma, presso la bottega della legalità “Pio La Torre” in via dei prefetti 23, organizzeremo “un'asta simbolica” dove “svenderemo” alcuni beni confiscati. Sabato 28, tutti i coordinamenti di Libera, le associazioni che fanno parte della rete, e tutte le soggettività della società responsabile intenti a difendere la legge 109/96, organizzeranno un presidio in ogni provincia dove ci sono beni confiscati che possono essere oggetto di vendita e si raccoglieranno le firme per il ritiro
dell'emendamento.
Vi chiediamo di aderire all'appello e rendere visibili nelle vostre reti tutte le iniziative tese alla difesa del riutilizzo sociale dei beni confiscati.

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele

Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Per adesioni e/o info
0669770326
organizzazione@libera.it
3335497211
roberto.iovino@libera.it

sabato 12 settembre 2009

Anche tu

ANCHE TU PUOI PROGETTARE L’ALTERNATIVA

Se anche tu sei convinto che la triplice crisi, economica, sociale, ambientale, impone profonde trasformazioni di sistema, allora questo messaggio è per te. E’ l’invito ad aderire ad uno dei gruppi di discussione, che stiamo cercando di far nascere in ogni parte d’Italia. Il tema è come costruire una società capace di garantire il benvivere a tutti, nel rispetto dei limiti del pianeta. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile.
Magari sei già impegnato nei Bilanci di giustizia, in un gruppo di acquisto solidale, in un’associazione ecologista, in un comitato di resistenza locale, in un consiglio comunale o nel sindacato. Perciò siamo in difficoltà a chiederti di sobbarcarti quest’ulteriore fatica. Ma non si può farne a meno: senza una bussola, senza un’idea di società verso cui tendere, non si può affrontare neanche la politica del giorno per giorno.
E’ ormai certo che per ripristinare l’equilibrio ambientale bisogna ridurre produzione e consumi, ma finchè il motore dell’economia rimane il mercato, l’arresto della crescita può comportare seri contraccolpi sociali. Non a caso, pur con i dovuti distinguo, fra gli oppositori della riduzione troviamo anche il sindacato e i partiti di sinistra, preoccupati per i posti di lavoro e il buon funzionamento dell’economia pubblica. Segno che questione ambientale e questione sociale sono due temi indissolubili, se affrontiamo l’uno senza preoccuparci dell’altro, non abbiamo futuro: saremo sempre osteggiati da tutti o tutt’al più derisi come dei don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento. Tant’è Alex Langer diceva: “La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile”.
L’unico modo per fare breccia nei movimenti di massa, per avere la gente con noi, è dimostrare che è possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e sicurezze per tutti. Ma non basteranno delle mere affermazioni di principio, la gente ha bisogno di concretezza, vuole sapere come si ottiene il miracolo. In breve dobbiamo elaborare delle proposte di riorganizzazione economica e strategie di attuazione, questa è la sfida che dobbiamo raccogliere. Una sfida difficile da affrontare perchè i nostri obiettivi non si raggiungono con piccoli ritocchi. Al contrario richiedono un capovolgimento culturale nel nostro modo di concepire il rapporto con la natura, i diritti, il lavoro, la tecnologia, il mercato, la comunità, il benessere. Richiedono una revisione profonda del nostro modo di organizzare il tempo, le città, la produzione, la soddisfazione dei bisogni, i rapporti sociali, l’economia privata e l’economia pubblica. In una parola richiedono il ripensamento dell’intera architettura economica e sociale, ma da dove cominciare per l’abbozzo del nuovo progetto?
Si potrebbe rispondere che la funzione di studio e progettazione va delegata agli economisti, dopo tutto loro sono gli specialisti del settore. Ma una simile soluzione sarebbe una scorciatoia tanto illusoria quanto pericolosa. Illusoria perchè gli economisti, salvo eccezioni, sono troppo intrisi di cultura mercantile. Da loro non possono venire proposte che richiedono la capacità di lasciarsi contagiare da altre visioni del mondo, altri approcci alla vita, di guardare la realtà dalla prospettiva del benvivere inteso come soddisfazione di tutte le dimensioni umane, di trovare soluzioni che tengono conto della complessità dei bisogni, dei limiti del pianeta, dei diritti delle generazioni che verranno. Ma la delega agli economisti è anche pericolosa perchè è l’antitesi della democrazia. Democrazia significa comando di popolo, esiste solo se le decisioni portanti, quelle che danno forma alla società, sono prese da tutti. Niente influenza la nostra vita più dell’economia e niente è posto fuori dal nostro controllo più dell’economia, segno che il potere non appartiene al popolo, ma ai mercanti e al potere finanziario, l’alfa e l’omega di questo sistema.
Per necessità e per virtù, tocca a noi tutti, senza distinzione di professione, titolo di studio, incarico pubblico, provenienza culturale e politica, tirare fuori una nuova idea nuova di società e tracciare un percorso per farla avanzare. E’ un compito che possiamo assumerci, non richiede particolari attestati scolastici, solo chiarezza politica che si acquisisce con la discussione e il confronto. Del resto non si parte da zero, mentre alcuni hanno riflettuto e scritto in proposito, altri hanno sperimentato su piccola scala, le loro suggestioni e esperienze possono costituire delle basi di partenza. Il nodo da sciogliere, almeno in prima battuta, è piuttosto di tipo organizzativo: dobbiamo stabilire come attivare un processo di elaborazione diffuso capace di giungere a una sintesi condivisa. L’esperimento è nuovo, non c’è da meravigliarsi se il percorso non è tutto chiaro, l’importante è partire, strada facendo capiremo come proseguire il cammino. Il primo obiettivo è la costituzione di gruppi di studio, aggregazioni di poche persone che individuano i nodi, li affrontano, ipotizzano soluzioni applicabili a piccola, media e grande scala. Ci piacerebbe che ne sorgessero centinaia, addirittura migliaia, trasversali e diffusi su tutto il territorio, piccoli gruppi che si prendono un anno di tempo, o quello che serve, per ritrovarsi due o tre volte al mese e discutere una traccia condivisa a livello nazionale, una sorta di sciame che lo stesso mese si concentra sullo stesso tema. Il tutto dotandosi di strumenti informatici per mettere le conclusioni dell’uno a confronto con quelle degli altri affinchè emergano assonanze, differenze, divergenze. E più avanti realizzare degli incontri regionali, addirittura nazionali, per dirimere i punti più controversi, formulare una piattaforma comune e mettere a punto delle strategie di transizione. Ma tutto questo è già troppo avanti, al momento ci accontentiamo di individuare chi condivide quest’ipotesi di lavoro ed iniziare il cammino. Perciò invitiamo chiunque voglia coinvolgersi in questo percorso a comunicarcelo, scrivendo un messaggio a gruppidistudio@cnms.it. Basta anche un’adesione telegrafica, l’importante è segnalare il comune e la provincia in cui si abita. A partire da questo censimento, ricontatteremo ogni persona per valutare la possibilità di formazione dei gruppi e stabilire, tutti insieme, come proseguire il cammino. Attendiamo fiduciosi le vostre adesioni per questa nuova avventura di partecipazione dal basso.

Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo

lunedì 24 agosto 2009

Una lunga scia di sangue e di odio

Una lunga scia di sangue e di odio



C'è veramente da chiedersi se li ammazzino per gioco, o per chissà cos'altro...

Forse lo fanno per dimostrare qualcosa a qualcuno e partecipare ad uno dei primi gradi dell’iniziazione camorristica.
Le storie degli immigrati uccisi, picchiati, derubati ed umiliati sono una immagine che non ingiallisce mai delle terre di nessuno di Napoli e Caserta, lungo il litorale dell’hinterland napoletano, che non si sa mai dove finisce…
Sono i nostri eterni “fratello figlio unico” della canzone di Rino Gaetano, personaggi reali, in carne ed ossa, volti che significano qualcosa per qualcuno…e niente altro che numeri invece, ombre e sagome di cartone per gli atti giudiziari, per le cronache dei quotidiani, che nella migliore delle ipotesi si sforzano di disegnare un paio di occhi ed un naso solo qualche giorno dopo l’ennesima notizia fasulla, solo dopo che è diventato evidente ormai che non si trattava per niente di una "rapitrice di minore", che non era uno spacciatore, che non era un ladro e chissà cos’altro, che “dagli esami balistici e dalle videocamere è evidente che è stato colpito per errore” (come se per la camorra si possa concepire l’errore…), che “sì, effettivamente è stata investita da un’auto pirata” .
A volte ricordarsi di non dimenticare è come riempire un album, una scia di cronache di morti e tragedie che raramente si può comprendere, perché, una volta disumanizzate le persone, che spazio può più occupare la speranza che quelle vite si portavano con sé?
E’ come accarezzare una vecchia cicatrice…
Avevo 18 anni quando morì Jerry Essan Masslo, il 24 agosto del 1989. Era fuggito dal Sudafrica, che per noi era quello che cantava Peter Gabriel in “Biko”, e trovò l’Apartheid a Villa Literno.
I balordi che lo uccisero per poche migliaia di lire gli restituirono la dignità che questo paese non è stato in grado di dare a lui ed a tanti altri…la sua morte aprì gli occhi all’Italia.
Scoprimmo l’immigrazione, anche come impegno, in tanti e tante. E quel suo volto, una delle poche foto che abbiamo di questo ragazzo, continua ancora a significare il volto degli invisibili che ci passano accanto, che arrivano in Terra di Lavoro per un incidente di percorso nel loro lungo viaggio.
Prima di Jerry Essan Masslo gli immigrati morivano in silenzio, ombre di ombre, i cui nomi erano impronunciati, come Fouad Khaimarouni, morto il 17 agosto 1987 cadendo da un palazzo in costruzione a Villa Literno, come Gido Sanson Fulgano, ucciso il 13 ottobre dello stesso anno da un metronotte che lo aveva preso per un ladro.
Scoprimmo di lì a poco, con stupore, che la camorra si serviva di alcuni immigrati per il traffico di droga, carne da macello che veniva falciata a raffiche di Uzi durante le faide tra i La Torre ed i casalesi, come accadde nella strage di Pescopagano il 24 aprile del 1990 in un bar frequentato da immigrati, cinque morti e sette feriti, tra cui Alfonso Romano, un imbianchino che stava bevendo una birra e che nei giorni precedenti era comparso in un filmato della Rai, dove chiedeva la testa degli extracomunitari.
Tra il 1993 ed il 1994 abbiamo poi assistito, mentre incominciava ad organizzarsi il movimento antirazzista, al pogrom di Villa Literno ed alla caccia all’immigrato scatenatasi sul litorale domizio, quando gli immigrati venivano presi a fucilate dalle auto in corsa, e qualcuno di noi forse ricorderà ancora il consigliere comunale Luigi Russo di Castelvolturno che inneggiava alla pulizia etnica.
La notte di Castelvolturno veniva illuminata dai roghi delle auto degli immigrati seguite dalle telefonate anonime alla polizia, e così finirono sotto processo alcuni personaggi della famiglia Gravante che fittava le case per le vacanze estive e che “a causa degli immigrati” reagiva alla crisi di un litorale costruito male, inquinato ed abbandonato alla camorra. Inutile dire che questi signori e signore furono condannati solo per danneggiamento senza l’aggravante dell’odio razziale.
Quattro ragazzi rumeni di cui non ho trovato traccia dei loro nomi, nell'estate del 2005, colpiti a martellate e poi investiti da un’auto lungo via Circonvallazione a Casal di Principe per 150 euro, in fin di vita raccontarono ai Carabinieri dopo il ricovero a Pineta Grande quello che era stato fatto loro. Furono arrestati due incensurati, un pizzaiolo di 26 anni di San Marcellino ed un Carpentiere di 19 anni di Casal di Principe, trovarono anche l’auto che passò più volte sui corpi dei quattro rumeni che hanno avuto la forza di mandare in carcere i loro carnefici...quattro uomini che non abbiamo mai conosciuto, a cui dire grazie.
E non è mai finita..fino ad oggi.
E devo ricordarmi di non dimenticare...per restituire un volto ai tanti morti di odio razziale e camorrista, dilaniati dall’indifferenza, per dare un volto a Slavica Djordjevic, a Zanre Passim morto ieri, a Petru Birlandeanedu e Ibrahima Diop, ed ancora Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams, El Hadji Ababa, Samuel Kwako, Jeemes Alex e Joseph Ayimbora che ha avuto la forza di riconoscere gli assassini.
Per restituire un volto ed un sorriso ad un ombra, come quella di Job Augustine, morto in ospedale a Giugliano, nel 2005, dopo cinque giorni di coma per essere stato gambizzato da un italiano che non è stato nemmeno possibile mettere sotto indagine.
Job Augustine, il cui vero nome era Moussa Munkaila, era un cittadino del Niger, uno dei paesi più poveri al mondo, sconvolto da una terribile carestia. Quando fece domanda di asilo politico aveva dichiarato di essere della Liberia, paese che in quel periodo era in guerra civile, perchè gli avevano detto che così sarebbe stato più facile poter rimanere in Italia, perchè non avrebbero potuto espellerlo. Aveva dato false generalità alla Polizia scegliendosi il nome Job (lavoro), forse perchè la sua speranza era quella di trovare un lavoro, tutto ciò che resta in qualche archivio della Polizia di questo paese per restituire una traccia di quella speranza andata perduta.
Per ricordare di non dimenticare Jerry Essan Masslo a venti anni dalla sua morte, e per tutti gli invisibili...saremo al cimitero di Villa Literno, il 25 agosto, alle ore 10...ed il mio augurio è che si ricominci un nuovo cammino.

Emiliano Di Marco - Assopace Napoli

venerdì 31 luglio 2009

Democrazia Km 0. Assemblea per l'autogoverno

Una nuova democrazia si diffonde nel paese al di sotto dei radar dei media e vista con diffidenza dai partiti. Chi la promuove si propone anche di aprire qualche breccia nelle istituzioni della rappresentanza a livello locale, ma il centro di gravità della sua azione è fuori, nella società, dove si creano alleanze basate su progetti concreti e sulle relazioni tra persone.
L’obiettivo è costruire una società solidale e conviviale che parta dalla salvaguardia e difesa dei beni comuni dall’invadenza del mercato e dal riconoscimento dei diritti di cittadinanza, distanziandosi dalla ormai evidente subordinazione al mercato dei rappresentanti politici. Per fare questo si creano organizzazioni orizzontali, che decidono per consenso e promuovono dal basso progettualità ancorate ai territori locali ma nello stesso tempo universali, nell’epoca della grande crisi sociale e finanziaria, ambientale e democratica
Si tratta di esperienze a volte molto diverse tra loro, ma allo stesso tempo simili. Questa neo-democrazia, che chiamiamo «insorgente», è un’uscita necessaria e «altra» dalla gabbia autoreferenziale dei partiti e della rappresentanza. Ed è soprattutto un modo di creare in pratica, nella vita delle comunità, laboratori di una civiltà diversa: le reti dell’economia sociale e la gestione pubblica delle risorse essenziali, una concezione del territorio diversa da quella di un vuoto da riempire di cemento, una moltiplicazione di esperienze di auto-aiuto e di autogestione e di nuova interazione con i migranti, di resistenza alla militarizzazione del territorio
A noi parrebbe utile che presidi e comitati territoriali, reti, associazioni e liste di cittadinanza si riconoscano e si sostengano tra loro, nella loro pluralità, e divengano più consapevoli di essere la sola alternativa, molto diffusa e per niente marginale, che può ostacolare la politica della paura, degli affari e della distruzione ambientale, e proporre un’altra via ragionevole e ambiziosa: la società del buon vivere e della armonia tra uomo a natura, della democrazia di tutti e della convivialità delle differenze.
Perciò proponiamo un incontro, un dialogo: è un invito rivolto a chiunque senta l’urgenza di cercare, insieme ad altri cittadini «insorgenti», un’altra possibilità: la nascita di una cittadinanza attiva e responsabile capace di confrontarsi con le istituzioni a partire dai beni comuni e non per interessi privati e che si opponga al sistema politico clientelare.

Francesco Armezzani [Consigliere comunale, Fabriano], Michele Altomeni [Consigliere regionale delle Marche], Alberto Asor Rosa [Re.Te , Toscana], Gianni Belloni [Cantieri sociali Estnord], Valter Bonan [Presidente dei Cantieri sociali EstNord], Cinzia Bottene [consigliera comunale «Vicenza libera», Vicenza], Carlo Brunelli [Cittadini in Comune, Falconara], Paolo Cacciari [Cantieri sociali Estnord], Loris Calcina [Cittadini in Comune, Falconara], Melina Cammarata [Ufficio Pubblicazioni settore statistica, comune di Torino], Patrizia Cancian [Università di Torino], Antonio Canu [associazione Città di Ar, Sassari], Mario Congiusta [presidente di «Gianluca Congiusta onlus», Siderno, Reggio Calabria], Pia Covre [Comitato diritti civili delle prostitute, Pordenone], Ornella De Zordo [consigliera comunale, Firenze, Lista di cittadinanza «perUnaltracittà»], Tommaso Fattori [Movimento per l’acqua pubblica], Domenico Finiguerra [sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Stop al consumo di territorio], Claudio Giorno [ambientalista, Valle di Susa], Olimpia Gobbi [Piceno al massimo, Ascoli Piceno], Giovanni Laino [Università di Napoli, Associazione Quartieri Spagnoli], Roberto Lamacchia [presidente dell’Associazione giuristi democratici], Domenico Lucano [sindaco di Riace, Reggio Calabria], Giovanni Maiolo [operatore sociale coi migranti, Caulonia, Reggio Calabria], Porpora Marcasciano [Mit, Bologna], Andrea Morniroli [Cantieri sociali], Gianni Palumbo [Comitato No Oil, Basilicata], Angela Mary Pazzi [Piceno al massimo, Ascoli Piceno], Tonino Perna [Università di Messina], Mario Pezzella [Università di Pisa], Silvia Pierosara [Orizzonte degli Eventi, Fabriano], Anna Pizzo [Consigliera regionale del Lazio], Mimmo Rizzuti [Sinistra euromediterranea], Massimo Rossi [Piceno al massimo, Ascoli Piceno], Edoardo Salzano [eddyburg], Lucio Santoni [Castelferretti, Ancona, Cantiere Altremarche], Alessandro Santoro [Le Piagge, Firenze], Chiara Sasso [Valle di Susa], Beppe Sergi [Università di Torino], Lorenzo Signori [consigliere al comune di Rosà, Vicenza] con i Presidianti di San Pietro di Rosà, Sergio Sinigaglia [Cantiere Altremarche], Giacomo Smarrazzo [Cooperativa sociale Dedalus, Napoli], Pierluigi Sullo [Carta], Fabrizio Torresi [Fermo], Susi Veneziano [Cantieri sociali, Napoli], Alex Zanotelli [missionario comboniano],

martedì 30 giugno 2009

Reato di immigrazione clandestina

Appello dei giuristi contro il reato di immigrazione clandestina
Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del senato prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici. In particolare, riteniamo necessario richiamare l’attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all’uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale.
La norma è, anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiché la sua sfera applicativa è destinata a sovrapporsi integralmente a quella dell’espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l’assoluta irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata, nel rispetto del principio di proporzionalità, solo in mancanza di altri strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.
Né un fondamento giustificativo del nuovo reato può essere individuato sulla base di una presunta pericolosità sociale della condizione del migrante irregolare: la corte costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso, sicchè la criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.
L’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali.
L’introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi. Né questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali criteri di ripartizione della
competenza tra magistratura professionale e magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest’ultima): da un lato perché la paralisi non è meno grave se investe il settore di giurisdizione del giudice di pace, dall’altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, già in grave sofferenza.
Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche «regolare la materia dell’immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati» (Corte cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell’adempimento di tali compiti il legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei princìpi fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di discrezionalità che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di razionalità finalistica.
«Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (…) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli». Le parole con le quali la corte costituzionale dichiarò l’illegittimità del reato di “mendicità” di cui all’articolo 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995) offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella dell’immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone.
Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi,
Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia, Sandro Margara,
Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi, Stefano Rodotà, Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo Zagrebelsky.

giovedì 16 aprile 2009

Le persone prima dei profitti

RACCOGLIAMO ADESIONI! COME STUDENTI IN DIFESA DEI BENI COMUNI STIAMO FACENDO IL PULLMAN PER SIRACUSA.. CONTATTATECI! I RIFERIMENTI QUI SOTTO!

Ciao a tutt@,

qui sotto trovate un appello alla partecipazione al controvertice di siracusa (22-24 aprile) per contestare il G8 sull'ambiente. Il 16 a Napoli ci sarà un'assemblea di "coordinamento" per capire come andare e se riusciamo a fare di questo evento un passo nel percorso dei vari comitati che si sono mossi a Napoli come in regione. Sarà presente anche un compagno di catania di Officina Rebelde che ci spiegherà l'organizzazione delle giornate e dei problemi che stanno avendo con la questura.

Stiamo anche organizzando il viaggio. Siamo riusciti a trovare una soluzioni di 25-30 euro andata e ritorno (partenza 21 sera/notte - ritorno 23nott3/24 mattina prestissimo)). Ovviamente la cifra rimane bassa se riusciamo a riempire gli autobus.

Spero che l'appello sia accolto da quanti più comitati e strutture possibili.

per adesioni scrivere a napoli@attac.org

Le persone prima dei profitti!

Appello alle realtà campane per la costruzione dell’altro G8 a Siracusa 22-24 aprile

Dal 22 al 24 aprile a Siracusa si terrà il G18 (i soliti 8 più la Repubblica Ceca, Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea ed Egitto, Danimarca) sull’ambiente in vista del vertice di luglio alla Maddalena. I “grandi “inquinatori” della terra si riuniranno per discutere dei cambiamenti climatici.
Quei governi che attraverso le loro politiche ambientali sono la causa del surriscaldamento globale, perdita della biodiversità, discuteranno dei danni che devono ancora fare, escludendo le persone di quei territori, devastati dallo feroce sfruttamento di tali politiche.

Il Coordinamento Regionale SicilianNapoli, o contro il G8 propone, invece, una tre giorni di manifestazioni, incontri e dibattiti per discutere le alternative per un nuovo modello di società, che tenga in considerazione i limiti ambientali e la sopravvivenza del pianeta stesso. Il controvertice prevedono per il giorno 22 aprile dei forum di discussione su ambiente, infrastrutture e politiche sociali; il giorno 23 si parlerà dei temi del lavoro, del precariato e dell’immigrazione con successivo corteo e infine il 24 i forum verteranno sulle questioni della militarizzazione e della repressione.

In questa tre giorni saranno presenti i comitati di lotta siciliani in difesa del territorio, della salute, dei beni comuni e dell’antimafia sociale. Queste lotte, comuni a tutto il Mezzogiorno d’Italia, esprimono la volontà di costruire sulla base dell’anti-capitalismo, un fronte unito di lotta e di opposizione sociale radicato nei territori. Tanto più ora che le ricette economiche dei “Grandi padroni della Terra” dimostrano il loro fallimento e parallelamente avviene che il supposto modello di “sviluppo all’infinito” si infrange inesorabilmente contro i limiti fisici del pianeta. Un fronte capace di ri-pensare i modelli di vita, di produzione e di consumo al fine di liberarci dalle nubi di diossina, evitare la continua cementificazione del territorio e una sua riduzione a mera discarica in cui riversare gli scarti del sovra-consumo. Tutto ciò per una reale auto-determinazione, al fine di migliorare la vita dei delle persone e garantire la sopravvivenza delle generazioni future.

Siracusa e la Sicilia, così come l’intero Meridione, sono luoghi rappresentativi della distruzione ambientale e umana, causata dallo sfruttamento estremo del territorio in nome dello “sviluppo a tutti i costi” ed a esclusivo vantaggio del profitto privato e del gioco dei politicanti locali, così ben rappresentati in parlamento e al governo. Allo stesso tempo, è il Meridione il territorio in cui vivono molte delle lotte che hanno attraversato il Paese negli ultimi anni; dalla mobilitazione campana per un altro piano rifiuti che pone al centro la salute e l’ambiente alle battaglie per la ri-pubblicizzazione dell’acqua, passando per l’opposizione diffusa all’edificazione di nuovi eco-mostri e alla costruzione dell’inutile Ponte sullo Stretto.

Proprio nella nostra regione si sta consumando un grande scempio ambientale ad opera della giunta Bassolino e dei governi di centro sinistra e centro destra che si sono susseguiti. Le lotte che dalla rivolta di Pianura in poi si sono sviluppate sono arrivate alla chiusura di un ciclo e si stanno reinventando. L'apertura dell'inceneritore di Acerra è stato un duro colpo per le battaglie per un altro piano rifiuti, ma non sono state spazzate via. Ci sono, esistono e continuano il loro lavoro. Proprio per questo dovrebbero essere in prima fila contro la kermesse del Governo e delle potenze mondiali, che sono le responsabili dei disastri che viviamo, e far vedere al mondo le menzogne di Berlusconi e Bertolaso sull'uscita da emergenza rifiuti.

Il contro-vertice organizzato in Sicilia, oltre ad offrire la possibilità di un ragionamento complessivo su come le nostre lotte dovranno affrontare la crisi economica, sociale e ambientale in corso, potrà essere l’occasione per ribadire l’opposizione alle scelte del Governo e rilanciare quelle necessarie connessioni anti-capitaliste tra le lotte locali. Auspichiamo che si apra il dibattito per la costruzione di una larga rete anticrisi che possa elaborare soluzioni alternative alle attuali politiche governative.

A Londra in questi giorni le parole d'ordine delle contestazioni sono state: “Lavoro, giustizia, Clima – le persone prima dei profitti”. Soprattutto si è tanto parlato di unità e radicalità per esprimere un’alternativa globale al sistema capitalista. Su queste linee vogliamo costruire un’assemblea ampia e partecipata per Giovedì 16 Aprile, al fine di confrontarci circa la partecipazione al contro-G8 di Siracusa. A questa assemblea parteciperà anche un portavoce del coordinamento siciliano contro il G8.

Noi abitanti di questa terra devastata non vogliamo stare a guardare ancora una volta i così detti “grandi” che mortificano le nostre vite e offendono le nostre intelligenze.

Invitiamo tutt@ a partecipare per discutere e riflettere assieme sul percorso da intraprendere per questo controvertice.

Verso il controvertice di Siracusa 22-24 aprile
Assemblea pubblica Stop G8
Giovedì 16 aprile ore 17,30
Università L'Orientale, Aula Mura Greche P.zza S. Domenico - Napoli

Studenti in difesa dei beni comuni
Attac Napoli

Per aderire mandare una mail a napoli@attac.org

lunedì 13 aprile 2009

Gaza cibo e ritorno

QUESTA è SICUREZZA????
Forse sì, dal rischio che almeno qualcuno possa salvaresi! Ciao, Erminia Romano - Donne in Nero Napoli


Cari tutti , le "autorità" israeliane ancora una volta hanno colpito , un carico di 36 tonnellate di cibo , non è stato fatto passare per i motivi che sotto potrete leggere , anche questo è un crimine contro l'umanità !!!!!! Ancora una volta i nostri amici palestinesi , che non sono stati evidentemente ancora torturati abbastanza , si vedranno sottratte solo( rispetto all'enorme fabbisogno ) 36 tonnellate di cibo , cibo destinato vecchi , donne , bambini ......che già hanno enormemente sofferto a causa degli orrendi bombardamenti !!!!!! E' necessario muoversi in maniera determinata nei confronti di questi " signori della guerra " che già hanno seminato tanta morte e distruzione !!!!!!
Emma Buonvino da Genova
Giovedì 9 aprile 2009, El Arish

Ventiquattresimo giorno, quello del triplo carpiato: Alle 09:00 dal segretario del Governatore, che alle 13:30 – dopo solo quattro ore e mezza di attesa -ci rimbalza alla mezzaluna rossa, dallo stesso Mr. Sirag Sassy, che a sua volta ci rimbalza da Mr. Mohammed Taufik (è un film) il capo delle dogane del Sinai. Quest’ultimo ci propone di sottoscrivere una sorta di manleva, con la quale dichiariamo di ritirare il carico per nostra spontanea decisione (!!!) Opponiamo un netto rifiuto, spiegandogli come sono andate le cose che lui sa benissimo. Con l’amaro in bocca organizziamo seduta stante la spedizione telefonando a Gino Elghendi della Messina Spa, che se ne fa carico. Non ci resta che tornare al Valico di Rafah, zaini in spalla, per tentare di entrare nella Striscia di Gaza dove ci attendono i due container di medicinali, sulla base degli accordi stabiliti due settimane or sono. Naturalmente, come detto, qui vale tutto. Alla porta ci riferiscono di un avvicendamento del personale di frontiera: le pratiche per attraversare il confine Egitto – Palestina sono da rifare. Daccapo. Lo stato d’animo è immaginabile, o forse no. Fa buio. Non resta che tornare nell’amata El Arish, in attesa di notizie dalla nostra ambasciata.



Martedì 7 aprile 2009, El Arish

Ventiduesimo giorno di stop. Mattina. Le telefonate sono le solite. Sempre tante, ma ormai molto simili tra loro. Alle 14:50 finalmente riceviamo per iscritto il fatidico numero di donazione del carico alimentare, passaggio fondamentale per il transito del carico, con la notifica di avvenuto inoltro al COGAT israeliano, in data 1°aprile. Speriamo. Il Paradosso supera sè stesso alle 15:30 quando la nostra ambasciata di Tel Aviv ci annuncia che ISRAELE VIETA IL TRANSITO DEL MIELE. La cosa era nell’aria da un paio di giorni, ma pensavamo fosse troppo assurda per essere vera. In un primo tempo ci avevano detto che il miele era un problema, in quanto “poteva esser stato sostituito con miele egiziano, non a norma” (sic). Abbiamo fatto presente che si trattava di miele italiano di prima qualità, con tanto di certificazione prodotta. Ci avevano quindi contestato l’importazione in Israele. Spiegato che trattavasi di mero transito ecco arrivato il veto: CON IL MIELE NON SI PASSA. Inevitabile un nostro comunicato stampa diffuso poi dall’ANSA:
GAZA, AIUTI ALIMENTARI : ISRAELE PROIBISCE IL TRANSITO DEL MIELE.
TRENTASEI TONNELLATE DI CIBO RIENTRANO IN ITALIA.

L'Associazione Umanitaria Ligure MUSIC FOR PEACE, al 24° giorno di stop forzato dei quattro volontari impegnati nella missione verso GAZA con 36 tonnellate di aiuti alimentari al seguito, rende noto di aver ricevuto nel pomeriggio di ieri - ore 17:45 locali - l'ultima di un'incredibile serie di richieste:
"DOVETE TOGLIERE IL MIELE DAI 1800 PACCHI FAMIGLIA DESTINATI ALLA POPOLAZIONE DI GAZA: ISRAELE NON NE CONSENTE IL TRANSITO"
A riferirlo un consigliere dell'Ambasciata italiana a Tel Aviv, che dicendosi dispiaciuto ha comunicato l'incomprensibile veto dolciario imposto dalle autorità israeliane. "Non capiamo quale micidiale arma chimica si possa ricavare da ottimo miele italiano, ma una cosa è certa: con il carico imballato e pallettizzato è impossibile separare i temibili barattoli di miele dal resto degli aiuti - ha dichiarato Stefano Rebora - presidente dell'Associazione. Questa è solo l'ultima di una paradossale e incredibile serie di richieste e difficoltà che sono state sollevate per ostacolare in ogni modo la consegna degli aiuti alimentari a Gaza. Dopo 14 missioni, è la prima volta che assistiamo ad una simile tarantella burocratica - continua Rebora - dopo l'ultimo infruttuoso incontro con il governatore della regione egiziana del Nord-Sinai, conclusosi questa notte, constatiamo nei fatti l'impossibilità di consegnare a destinazione gli aiuti alimentari raccolti: abbiamo quindi deciso di farli rientrare in Italia" conclude.
A nulla è valso l'interessamento diretto - che dura ormai da oltre un mese - delle ambasciate italiane del Cairo e Tel Aviv, oltre a quello della Farnesina. Già nella mattinata di oggi Music For Peace inizierà le procedure per il rimpatrio del carico, attualmente stoccato ad El Arish presso un magazzino logistico collegato al WFP - PAM, mentre i volontari proseguiranno alla volta di Gaza per consegnare in loco i medicinali, che hanno già varcato il confine.
Ogni nostro intelocutore istituzionale ci ha rivolto la stessa richiesta: "Perchè non donate il carico alla Mezzaluna Rossa Egiziana?" dichiara Stefano Rebora "Questo sarebbe non solo contrario alla filosofia della nostra Associazione, basata sulla raccolta e sulla consegna DIRETTA degli aiuti, ma anche al più elementare buon senso, dopo che abbiamo potuto constatare e documentare come migliaia di tonnellate di aiuti umanitari giunti da tutto il mondo marciscano qui ad El Arish (40 km dal valico di Rafah, n.d.r.) ammucchiati all'aperto sotto pioggia e sole, da settimane se non da mesi."
Associazione Onlus Music For Peace – Genova

giovedì 2 aprile 2009

fate bene fratelli

l'appello che promuove il presidio e i promotori

"No alle discriminazioni! No al Pacchetto Sicurezza! Giovedì presidio all'Ospedale Fatebenefratelli - Adesioni"

Kante è una rifugiata politica della Costa D'Avorio. Kante è una donna che ha scelto di partorire all'Ospedale Fatebenefratelli di Napoli, in un paese, l'Italia, in cui emergono forme di discriminazione sempre più gravi e preoccupanti. Kante è stata denunciata alla polizia con un fax dal Fatebenefratelli e il figlio neonato le è stato sottratto per quasi dieci giorni!! In attesa "di una verifica sulla sua identità"...
Il permesso di soggiorno di Kante infatti è scaduto, mentre è in atto il suo ricorso per ottenere l'asilo politico. Ma non è questo il punto in questione: la denuncia di Kante nasce dalla vergognosa ansia di applicare le norme contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza", come quella che
annulla il divieto di segnalazione per i migranti irregolari che vanno a curarsi o, come nel suo caso, a partorire. Un provvedimento che fà a pezzi le regole base del giuramento di Ippocrate e della convivenza civile.
Un'iniziativa illegale, quella del Fatebenefratelli, perchè il pacchetto sicurezza non è ancora legge dello Stato e quindi vige sempre il divieto di segnalazione. Ma anche un'iniziativa che dimostra la barbarie che ci aspetta se venisse approvato. In questo caso non solo per gli immigrati irregolari
ci sarà il rischio di segnalazione ed espulsione per il solo fatto di ricorrere a cure mediche, ma sarà impossibile anche la registrazione anagrafica del bambino, con un'incredibile condanna preventiva alla clandestinità amministrativa per le nuove generazioni!
Non è un caso che questa prima applicazione illegittima del pacchetto sicurezza avvenga proprio sul corpo di una donna, le più esposte e ricattabili anche all'interno della già difficile condizione dei
migranti e dei rifugiati in Italia.
Dobbiamo mobilitarci subito, per pretendere provvedimenti immediati contro i responsabili di quest'assurda iniziativa e per chiedere con forza che il "pacchetto sicurezza" non sia approvato. Diritti e dignità per tutte e tutti!

Giovedì 2 aprile ore 16.30 - Presidio sotto l'Ospedale
Fatebenefratelli (via Manzoni 220, a 500 mt dalla fermata della funicolare di Mergellina)

Partecipano al Presidio (adesioni in aggiornamento..):
Rete Antirazzista Napoletana - Medicina Democratica - Giuristi Democratici - Comitato Immigrati di Napoli - Onda Studentesca Napoletana - Associazione Libera - ASGI (ass. studi giuridici immigrazione) - Rdb - Cgil - Centri Sociali Napoletani - Cantieri Sociali - Coop. Dedalus - Associazione Priscilla - Collettivo Tiresia - Collettivo femminista Sora Rossa - Collettivo femminista Pachamama - Collettivo femminista Degeneri - UDI - Red Link - Movimento Precari Banchi Nuovi - Collettivo NoBorder_Napoli - Confederazione Cobas - Less - Assopace Napoli - ASSNI - Associazione senegalese - Sin. Critica - Ciss - Attac - Ya Basta Napoli


Ricordiamo che il 18 Aprile 2009 si sta costruendo una Manifestazione aCarattere Nazionale a Castelvolturno:"Stanchi del razzismo! Per un patto sociale di solidarietà: Diritti, dignità e permesso di soggiorno per tutti e tutte"

mercoledì 25 marzo 2009

CENSIMENTO ANTIRAZZISTA

Carta sta preparando un numero molto speciale del settimanale, un «almanacco Clandestino»: speciale perché monotematico [razzismo, antirazzismo intercultura...], perché sarà in edicola due settimane e non una [dal 10 al 23 aprile], e perché sarà di 100 pagine invece delle tradizionali 64. All¹interno di quel numero, tra racconti e analisi, sarà pubblicato anche un grande censimento ­ certo non esaustivo ­ che segnala però la presenza di «anticorpi sociali» importanti e in continuo cambiamento, che faticano un po¹ a coordinarsi e sostenersi. Per questo stiamo raccogliendo indirizzi di associazioni, gruppi, ambulatori, cooperative, luoghi di aggregazione, reti... di migranti, di rom e non solo.
Chi volesse inviare indirizzi può scrivere a carta@carta.org entro il 28 marzo.
Gianluca Carmosino, CARTA

giovedì 12 marzo 2009

Togliamo le basi alla guerra

Viviamo in un momento di crisi globale alimentata dalla guerra permanente che è espressione della politica bellicista e militarista dei paesi occidentali, compresi i Governi italiani succedutisi negli ultimi anni.
In concomitanza con la celebrazione del 60° anniversario della NATO, prevista per il prossimo 4 aprile 2009 a Strasburgo, accogliamo l'invito ad una mobilitazione mondiale per l'abolizione della Nato, lo smantellamento di tutte le Basi militari straniere nel mondo, lo smantellamento unilaterale di tutti gli armamenti nucleari e condanniamo tutte le azioni che mirano alla costruzione di nuove armi nucleari
in qualsiasi continente.
In Italia vi sono oltre 100 basi ed installazioni militari che vanno da Bolzano a Lampedusa,
rendendoci complici degli interventi armati mascherati da missioni di pace o umanitarie.
Queste strutture costituiscono un grave pericolo per la sicurezza dei cittadini esponendoli al rischio di incidenti nucleari, inquinamento elettromagnetico ed acustico, alla possibilità di attentati terroristici.

Mobilitazione nazionale contro le basi militari e contro la guerra permanente

Perché Napoli?
È una città invasa da strutture militari
È uno dei principali porti per sostenere i conflitti in
Medio Oriente ed ora sede del comando di Africom
Qui si è trasferito il comando di tutta la Marina Militare statunitense, per il controllo di Europa, Asia (Medio Oriente) e Africa.
È snodo del traffico di portaerei, sottomarini a propulsione nucleare e armamenti di ogni genere.

TOGLIAMO LE BASI ALLA GUERRA

NAPOLI 14 marzo, Sabato
ore 10.30: Assemblea Nazionale del Patto permanente contro la guerra, presso Palazzo Corigliano, Università Orientale
ore 15.00: concentramento a piazza del Gesù per raggiungere il porto nuclearizzato


Coop. ‘E pappeci - Bottega del Mondo
Vico Monteleone 8, 081/5521934
Via Orsi 72 - 081/5789053
Magazzino Regionale - 081/5726778

giovedì 12 febbraio 2009

io curo, non denuncio

APPELLO
“IO CURO, NON DENUNCIO”

Noi, operatori e operatrici del sanitario e del sociale, siamo convinti che il decreto sicurezza approvato dal Senato contiene in materia di immigrazione norme inaccettabili per qualsiasi persona civile e democratica.

In particolare la norma che consente ai medici di denunciare alle autorità di pubblica sicurezza le persone irregolari che si rivolgono ai servizi è profondamente xenofoba e anti-costituzionale perché introduce, nei fatti, una disparità di tutele e di garanzie rispetto ad un diritto inalienabile e fondamentale come quello alla salute.

Per altro, tale norma non produrrà benefici dal punto di vista della salute, ma alimenterà pericoli e potenziali aggravamenti di alcune patologie “sociali”. Infatti, obbligare le persone migranti non regolari a stare nascoste, a non curarsi per paura di essere denunciate, ad evitare rapporti con il sistema sanitario nazionale non farà altro che mettere più a rischio la loro salute e con essa quella della intera comunità.

Come operatori e operatrici, impegnati quotidianamente nelle politiche di cura, di prevenzione, di inclusione e convivenza rivolte alle persone straniere non possiamo accettare tali politiche.

Per tali motivi, e in coerenza con le nostre scelte di vita, etiche e professionali, continueremo a curare e non a denunciare le persone straniere che si rivolgeranno a noi, regolari o irregolari che siano

Chiediamo ai nostri colleghi e alle nostre colleghe di condividere e sottoscrivere tale impegno e presa di posizione, aderendo alla campagna “Io curo, non denuncio”

Chiediamo ai nostri colleghi e alle nostre colleghe di partecipare ad una conferenza stampa, giovedì 19 febbraio alle ore 16, presso il Consorzio GESCO, Centro Polifunzionale INAIL – Torre 1 – 9° piano, per dire pubblicamente il nostro no alla deriva autoritaria e repressiva che viene proposta con il ddl sicurezza e per decidere insieme quali iniziative intraprendere


Per aderire manda una mail a iocuronondenuncio@yahoo.it oppure telefona al 081 – 787.73.33 (coop. Dedalus, chiedere di Marta o Valentina) o al 081/787.20.37 ( Consorzio Gesco chiedere di Paola Improta o Teresa Attademo)
Hanno già sottoscritto l’appello:

Beniamino Quarto (pediatra)
Beniamino Picciano (medico)
Giuseppe Cirillo (Pediatra)
Olindo P.Giacci (Psichiatra)
Ugo Vairo (Pediatra)
Patrizia Castagna (Medico)
Luigi Guarnieri (Medico)
Paolo Siani (Pediatra)
Luciano Gualtieri (Medico)
Carmela Di Maio (Pediatra)
Luciano De Seta (Pediatra)
Pio Russo Kauss (Medico)
Stefano Vecchio (psichiatra)
Fernando Schiraldi (medico)
Rino Pastore (psichiatra)
Rosa Stimolo (medico)
Nando Del Vecchio (medico)
Silvana Petri (medico)
Marinella Scala (psicologa)
Tommaso Pagano (psicologo)
Chiara Cicala (psicologa)
Gigi De Matteis (psicologo)
Claudia Castaldo (psicologa)
Adriana Russo (Psicologa)
Carolina Rossi (Psicologa)
Monica Vitolo (Psicologa)
Patrizia Marino (Psicologa)
Ornella Marini (Psicologa)
Rossella Buondonno (Sociologa)
Paolo Casale (infermiere)
Anna Canzanella (infermiera pediatrica)
Anna Ascione (assistente sociale)
Amalia Cocozza (assistente sociale)
Paola Celentano (assistente sociale)
Patriazia De Angelis (assistente sociale)
Maria Luisa Battista (assistente sociale)
Evelina De Costanzo (assistente sociale)
Raffaella Ferrigno (assistente sociale)
Maria Rosaria De Cerbo (assistente sociale)
Ornella Cimmino (assistente sociale)
Concetta Musto (assistente sociale)
Maria Barbato (assistente sociale)
Rossella Tufani (assistente sociale)
Marianna Giordano (assistente sociale)
Anna Storace (assistente sociale)
Silvana Guarracino (assistente sociale)
Rosanna Squillacciotti (assistente sociale)
Pierangela Rauli (assistente sociale)
Anna Ciccarelli (assistente sociale)
Sandro Menna (assistente sociale)
Cristina Harrison (operatore sociale)
Giovanni Laino (operatore sociale)
Sergio D’Angelo (operatore sociale)
Elena De Filippo (operatore sociale)
Andrea Morniroli (operatore sociale)
Giacomo Smarrazzo (operatore sociale)
Lina Stanco (operatore sociale)
Mariano Iavarone (operatore sociale)
Giusi Coppola (operatore sociale)
Marilena La Manna (operatore sociale)
Roberta Gaeta (operatore sociale)
Donatella Volpe (operatore sociale)
Francesca Russo (operatore sociale)
Paolo Fierro
Ilaria Cione
Luciana Castaldi
Ida Pelliccio
Roberta De Roma
Giorgio Sorrentino
Susi Veneziano

giovedì 29 gennaio 2009

I Comuni della Lombardia vincono la battaglia dell'acqua pubblica

Oggi in Consiglio Regionale della Lombardia sono state votate all'unanimità le modifiche alla legge regionale sull'acqua, contro la quale era stato promosso il Referendum sostenuto da ben 144 Comuni della Lombardia.
In base alle modifiche introdotte, sarà ora possibile per gli ATO lombardi affidare direttamente la gestione+erogazione dei servizi idrici a società totalmente pubbliche, essendo stato abrogato l'obbligo (com'era in precedenza) della gara.
Si tratta di una vittoria dei Sindaci e dei movimenti che hanno sostenuto il Referendum.
Da richiamare il lavoro trasversale che è stato condotto sui partiti per ottenere l'unanimità a sostegno proposte referendarie. Questo a dimostrare che il tema della gestione pubblica dell'acqua può andare al di la' degli schieramenti partitici.
Saluti fraterni,
Roberto Fumagalli
Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua
allego il comunicato stampa che abbiamo preparato come Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua

sabato 24 gennaio 2009

Good luck Vicenza

Cari/e,
manca una settimana alla scadenza dei due mesi utili alla raccolta di prenotazioni per il dvd del documentario sulla base Dal Molin, "Good luck Vicenza".
In queste settimane è stata già raggiunta quota 225: ciò significa che mancano ancora solamente 25 copie per raggiungere l'obiettivo che ci eravamo prefissati, ovvero 250 copie. Ringraziamo ancora una volta i moltissimi che hanno sottoscritto su produzionidalbasso, spesso più di una copia a testa, e facciamo un ultimo appello: chi aveva intenzione di prenotare e non l'ha ancora fatto, lo faccia in questa ultima settimana. Vi chiediamo anche di diffondere l'appello alle liste di amici.

Come sempre, il link a cui registrarsi è questo: http://www.produzionidalbasso.com/reguser_305.html

Molti ci chiedono di specificare meglio il prezzo del dvd: dunque, il costo netto di una copia è 3,36 euro. Per chi abita fuori vicenza, però, bisogna aggiungere le spese di spedizione: il costo della busta e del pagamento in contrassegno, un servizio che le poste non fanno gratis. Quindi il costo lieviterà a 5-6 euro presumibilmente. Dipenderà dal peso del pacchetto.

Vi segnaliamo le prossime proiezioni del documentario:
- giovedì 5 febbraio, ore 21, a Padova, circolo arci Fahrenheit 451, Via Niccolò Tommaseo 96a, http://www.circolo451.org
- giovedì 12 febbraio, ore 21, a Bologna, officina dei media indipendenti Vag61, via Paolo Fabbri 110, http://www.vag61.info/

Grazie e saluti
giulio, annamaria, mirco

Report del Forum Acqua

Forum Acqua
Report riunione Coordinamento Nazionale Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Roma, 18 gennaio 2009


Presenti alla riunione : Segreteria operativa nazionale, Abruzzo Social Forum, Coordinamento regionale Campania, Coordinamento regionale Umbria, Coordinamento provinciale Frosinone, Coordinamento romano acqua pubblica, Comitato acqua Aprilia, Comitato acqua Velletri, Ass. Lib Lab, Attac Italia, Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua, FpCgil, Yaku.


La riunione, la prima dopo il Forum di Aprilia, è iniziata con una discussione a tutto campo sullo stato dell'arte, sulle mobilitazioni territoriali, sul rilancio della vertenza nazionale, sul ruolo del Forum in una situazione politico-sociale dominata dalla profonda crisi economica internazionale e nazionale.

Dentro questa crisi, anche la battaglia politica per la ripubblicizzazione dell'acqua deve assumere nuove valenze. Se ciò che è verticalmente in crisi sono le politiche liberiste, il pensiero unico del mercato, la cultura del "privato è bello", nuove ragioni si aggiungono alla lotta per la ripubblicizzazione dell'acqua e per la difesa dei beni comuni : il ruolo di forte protezione sociale che gli stessi assumono in una situazione di forte impoverimento della popolazione.

Contemporaneamente, occorre rilanciare una importante sinergia fra i conflitti territoriali, che dimostrano la loro espansione e vivacità, e la vertenza nazionale che deve dotarsi di un adeguato percorso per rimettere al centro dell'agenda politica la lotta per la ripubblicizzazione dell'acqua.

Anche per evitare che la crisi della politica e della rappresentanza, con la conseguente scomparsa di interlocuzione con i livelli istituzionali, abbia una ricaduta di percezione di impotenza per l'insieme degli attivisti dell'acqua, comportando anche il rischio di un arretramento degli obiettivi considerati possibili.

La nuova fase del movimento per l'acqua può aprirsi, contando su diversi elementi acquisiti del proprio percorso e su altrettanti in itinere.

Oltre alla diffusione territoriale del movimento, è ormai avviata la proiezione internazionale del Forum, che vedrà nell'imminente appuntamento del FSM di Belem e nel controforum di marzo a Istanbul due importanti occasioni di consolidamento.

E' altrettanto in fase di consolidamento la costituzione del Coordinamento nazionale degli enti locali per la ripubblicizzazione dell'acqua, mentre ha mosso i suoi primi significativi passi in Toscana il percorso per la costituzione dei circoli dei lavoratori per l'acqua pubblica.

Dalla riflessione più generale, si è successivamente passati al confronto più concreto sulla costruzione di una possibile strategia e le relative proposte per il rilancio dell'iniziativa.

Il primo punto affrontato è stato quello relativo alla legge d'iniziativa popolare, che, grazie anche alle nostre continue pressioni, è riapprodata proprio in questi giorni alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Si è naturalmente condivisa l'idea che questo piccolo ma importante risultato dovrà divenire tema di azione e di iniziativa per tutto il movimento per l'acqua, che dovrà rilanciare il sostegno alla legge d'iniziativa popolare dentro e fuori le istituzioni e in tutti i territori.

Si è già ottenuto che l'iter della discussione preveda diversi momenti di audizione a cui cercheremo di far intervenire le più significative esperienze territoriali e si è concordato di accompagnare l'iter istituzionale, programmando già ora (con data da definire a seconda del calendario istituzionale) una serie di mobilitazioni : una tre giorni di presidio davanti al Parlamento, una giornata nazionale di azioni in tutti i territori a sostegno della legge d'iniziativa popolare, un massiccio email bombing su tutti i membri della Commissione per premere per la sua discussione ed approvazione.

Naturalmente, la lotta per l'approvazione della legge d'iniziativa popolare dovrà saldarsi con il contrasto all'art. 23bis della Legge 133 che sancisce la rilevanza economica del servizio idrico (e di tutti gli altri servizi pubblici locali) e che quindi si pone in netto contrasto con i principi ispiratori della nostra legge e della nostra mobilitazione.

Oltre all'importante punto sulla legge d'iniziativa popolare, sono state condivise alcune campagne, frutto anche delle riflessioni del Forum di Aprilia :

1. una campagna rivolta a tutti i Comuni, attraverso la predisposizione di delibere d'iniziativa popolare (che dunque richiedano le firme di un certo numero di cittadini), che chiedano a ciascun Consiglio Comunale l'approvazione di :

· la dichiarazione dell'acqua come bene comune e diritto umano universale e la definizione del servizio idrico integrato come privo di rilevanza economica (da inserire nello Statuto Comunale);

· l'adesione e il sostegno alla legge d'iniziativa popolare;

· l'adesione al Coordinamento nazionale degli enti locali per la ripubblicizzazione dell'acqua;

Su questo punto, verrà approntata, sulla base delle esperienze già in atto, una Delibera Tipo che ogni territorio potrà adottare, eventualmente adattandola alla situazione specifica).

2. una campagna sul sistema tariffario, da effettuare territorialmente con le diverse specificità : contro gli aumenti in corso, contro gli aumenti illegittimi e illegali, sulla depurazione (unendo la battaglia per la restituzione del maltolto con la pressione perché si facciano gli impianti laddove non esistono) etc., in modo da saldare la battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua con gli elementi di protezione sociale che un servizio pubblico dovrebbe garantire;

3. una campagna contro le attuali multiutilities e le loro aggregazioni in corso, declinata nei territori coordinati fra loro sulla base della presenza del medesimo gestore (a questo proposito, sabato 24 gennaio si terrà a Roma il secondo incontro per il lancio della campagna su Acea, mentre sono in itinere possibili coordinamenti su Hera e Iride).

Se, come è nella natura del movimento per l'acqua, la preminenza dell'azione territoriale è il punto di forza, nella riunione si è condivisa, oltre all'appuntamento nazionale in merito alle legge d'iniziativa popolare più sopra riportato, la possibilità di costruire altre due scadenze :

· il 22 marzo, giornata mondiale dell'acqua, come appuntamento da far vivere in tutti i territori con azioni e mobilitazioni, anche in collegamento con il contemporaneo controforum di Istanbul;

· una settimana di maggio, durante la quale realizzare carovane per la ripubblicizzazione dell'acqua e per la difesa dei beni comuni in ogni regione, toccando tutti i territori sensibili e convergendo a Roma in una giornata conclusiva di festa, performance e concerti. Le carovane regionali potranno anche essere l'occasione per "irrompere" con i contenuti dell'acqua e dei beni comuni sulla campagna elettorale che, tra elezioni europee ed amministrative, sarà allora in corso in tutti i territori; sarà inoltre l'occasione, in ciascun territorio e a seconda delle condizioni ivi maturate, per rafforzare la sinergia con gli altri movimenti per i beni comuni con i quali già dal Forum di Aprilia abbiamo avviato un'importante interlocuzione.

Entrambe queste scadenze verranno discusse più nel dettaglio nella prossima riunione del Coordinamento.

Un ulteriore punto affrontato è stato quello relativo al ruolo del Forum e del coordinamento nazionale, rispetto ai quali la discussione, in questa sede solo avviata, verrà approfondita nella prossima riunione.

In questa prima discussione si è da più parti condivisa la necessità di una estensione delle assunzioni di responsabilità per tutto ciò che necessita il lavoro nazionale di collegamento e rete dentro il movimento per l'acqua, si è riaffermata la necessità che il Forum diventi sempre più uno strumento di servizio per le lotte territoriali –particolarmente pressante la necessità che si attrezzi un supporto giuridico-amministrativo per i conflitti in corso, un supporto conoscitivo per i percorsi di ripubblicizzazione, nonché un sostegno conoscitivo per tutto l'aspetto ambientale e di diritto alla salute della battaglia per l'acqua.

Ribadendo come il coordinamento, aperto alla partecipazione di tutte/i, sia il luogo della discussione e della decisionalità collettiva e lo strumento della consultazione partecipativa sia il metodo più consono all'inclusione, si è posta la necessità di comprendere come favorire una maggior partecipazione da tutte le realtà geograficamente intese.

L'ultimo punto affrontato è stata la questione finanziaria, che, come tutti sanno, necessita di un rifinanziamento collettivo per garantire le attività del Forum. A questo proposito, si è deciso di inviare nei prossimi giorni una lettera a tutte le reti e associazioni componenti il Comitato promotore per richiedere un contributo, diversificato a seconda delle possibilità di ciascuna.

La riunione si è conclusa fissando il nuovo appuntamento di coordinamento per SABATO 28 FEBBRAIO a Pescara.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA