lunedì 13 aprile 2009

Gaza cibo e ritorno

QUESTA è SICUREZZA????
Forse sì, dal rischio che almeno qualcuno possa salvaresi! Ciao, Erminia Romano - Donne in Nero Napoli


Cari tutti , le "autorità" israeliane ancora una volta hanno colpito , un carico di 36 tonnellate di cibo , non è stato fatto passare per i motivi che sotto potrete leggere , anche questo è un crimine contro l'umanità !!!!!! Ancora una volta i nostri amici palestinesi , che non sono stati evidentemente ancora torturati abbastanza , si vedranno sottratte solo( rispetto all'enorme fabbisogno ) 36 tonnellate di cibo , cibo destinato vecchi , donne , bambini ......che già hanno enormemente sofferto a causa degli orrendi bombardamenti !!!!!! E' necessario muoversi in maniera determinata nei confronti di questi " signori della guerra " che già hanno seminato tanta morte e distruzione !!!!!!
Emma Buonvino da Genova
Giovedì 9 aprile 2009, El Arish

Ventiquattresimo giorno, quello del triplo carpiato: Alle 09:00 dal segretario del Governatore, che alle 13:30 – dopo solo quattro ore e mezza di attesa -ci rimbalza alla mezzaluna rossa, dallo stesso Mr. Sirag Sassy, che a sua volta ci rimbalza da Mr. Mohammed Taufik (è un film) il capo delle dogane del Sinai. Quest’ultimo ci propone di sottoscrivere una sorta di manleva, con la quale dichiariamo di ritirare il carico per nostra spontanea decisione (!!!) Opponiamo un netto rifiuto, spiegandogli come sono andate le cose che lui sa benissimo. Con l’amaro in bocca organizziamo seduta stante la spedizione telefonando a Gino Elghendi della Messina Spa, che se ne fa carico. Non ci resta che tornare al Valico di Rafah, zaini in spalla, per tentare di entrare nella Striscia di Gaza dove ci attendono i due container di medicinali, sulla base degli accordi stabiliti due settimane or sono. Naturalmente, come detto, qui vale tutto. Alla porta ci riferiscono di un avvicendamento del personale di frontiera: le pratiche per attraversare il confine Egitto – Palestina sono da rifare. Daccapo. Lo stato d’animo è immaginabile, o forse no. Fa buio. Non resta che tornare nell’amata El Arish, in attesa di notizie dalla nostra ambasciata.



Martedì 7 aprile 2009, El Arish

Ventiduesimo giorno di stop. Mattina. Le telefonate sono le solite. Sempre tante, ma ormai molto simili tra loro. Alle 14:50 finalmente riceviamo per iscritto il fatidico numero di donazione del carico alimentare, passaggio fondamentale per il transito del carico, con la notifica di avvenuto inoltro al COGAT israeliano, in data 1°aprile. Speriamo. Il Paradosso supera sè stesso alle 15:30 quando la nostra ambasciata di Tel Aviv ci annuncia che ISRAELE VIETA IL TRANSITO DEL MIELE. La cosa era nell’aria da un paio di giorni, ma pensavamo fosse troppo assurda per essere vera. In un primo tempo ci avevano detto che il miele era un problema, in quanto “poteva esser stato sostituito con miele egiziano, non a norma” (sic). Abbiamo fatto presente che si trattava di miele italiano di prima qualità, con tanto di certificazione prodotta. Ci avevano quindi contestato l’importazione in Israele. Spiegato che trattavasi di mero transito ecco arrivato il veto: CON IL MIELE NON SI PASSA. Inevitabile un nostro comunicato stampa diffuso poi dall’ANSA:
GAZA, AIUTI ALIMENTARI : ISRAELE PROIBISCE IL TRANSITO DEL MIELE.
TRENTASEI TONNELLATE DI CIBO RIENTRANO IN ITALIA.

L'Associazione Umanitaria Ligure MUSIC FOR PEACE, al 24° giorno di stop forzato dei quattro volontari impegnati nella missione verso GAZA con 36 tonnellate di aiuti alimentari al seguito, rende noto di aver ricevuto nel pomeriggio di ieri - ore 17:45 locali - l'ultima di un'incredibile serie di richieste:
"DOVETE TOGLIERE IL MIELE DAI 1800 PACCHI FAMIGLIA DESTINATI ALLA POPOLAZIONE DI GAZA: ISRAELE NON NE CONSENTE IL TRANSITO"
A riferirlo un consigliere dell'Ambasciata italiana a Tel Aviv, che dicendosi dispiaciuto ha comunicato l'incomprensibile veto dolciario imposto dalle autorità israeliane. "Non capiamo quale micidiale arma chimica si possa ricavare da ottimo miele italiano, ma una cosa è certa: con il carico imballato e pallettizzato è impossibile separare i temibili barattoli di miele dal resto degli aiuti - ha dichiarato Stefano Rebora - presidente dell'Associazione. Questa è solo l'ultima di una paradossale e incredibile serie di richieste e difficoltà che sono state sollevate per ostacolare in ogni modo la consegna degli aiuti alimentari a Gaza. Dopo 14 missioni, è la prima volta che assistiamo ad una simile tarantella burocratica - continua Rebora - dopo l'ultimo infruttuoso incontro con il governatore della regione egiziana del Nord-Sinai, conclusosi questa notte, constatiamo nei fatti l'impossibilità di consegnare a destinazione gli aiuti alimentari raccolti: abbiamo quindi deciso di farli rientrare in Italia" conclude.
A nulla è valso l'interessamento diretto - che dura ormai da oltre un mese - delle ambasciate italiane del Cairo e Tel Aviv, oltre a quello della Farnesina. Già nella mattinata di oggi Music For Peace inizierà le procedure per il rimpatrio del carico, attualmente stoccato ad El Arish presso un magazzino logistico collegato al WFP - PAM, mentre i volontari proseguiranno alla volta di Gaza per consegnare in loco i medicinali, che hanno già varcato il confine.
Ogni nostro intelocutore istituzionale ci ha rivolto la stessa richiesta: "Perchè non donate il carico alla Mezzaluna Rossa Egiziana?" dichiara Stefano Rebora "Questo sarebbe non solo contrario alla filosofia della nostra Associazione, basata sulla raccolta e sulla consegna DIRETTA degli aiuti, ma anche al più elementare buon senso, dopo che abbiamo potuto constatare e documentare come migliaia di tonnellate di aiuti umanitari giunti da tutto il mondo marciscano qui ad El Arish (40 km dal valico di Rafah, n.d.r.) ammucchiati all'aperto sotto pioggia e sole, da settimane se non da mesi."
Associazione Onlus Music For Peace – Genova

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